
INCIPIT
La città era invasa dai manifesti. Nessuno parlava di altro. Camillo Balduzzi. Il famoso pianista cieco. Aveva deciso di fare tappa proprio lì e di tenere un concerto nei giorni successivi.
Quella mattina Alberto era stato svegliato da una telefonata della madre. Erano quasi le 13, ma Alberto era andato a letto parecchio tardi.
– Pronto – rispose Alberto con una voce che sembrava provenire dall’oltretomba
– Ciao Alberto. Ma che voce hai? Non stavi mica ancora dormendo? E’ ora di pranzo!
– No mamma, figurati, sono sveglio già da un bel po’ – mentì lui.
– Senti non torno per pranzo oggi. Però ti ho lasciato tutto pronto. In cucina c’è un piatto con della pasta, l’ho già pesata, sono 80g. Te la cuoci nella solita pentola. In frigo trovi già il sugo pronto, basta che lo scaldi un po’. Puoi scaldarlo nella stessa pentola dove hai cotto la pasta, dopo averla scolata. E in frigo nell’ultimo ripiano in basso trovi anche un pacchetto di carta argentata. C’è dentro una porzione di petto di pollo. Puoi cuocerlo nel solito padellino. Te l’ho già tirato fuori e l’ho già appoggiato sopra il fornello. Nella busta appesa alla sedia in cucina c’è il pane e poi se vuoi…
– Mamma, non c’è bisogno che mi spieghi tutto, so farmi da mangiare da solo, forse ti sfugge che ho 28 anni, anzi quasi 29, non 6.
– Scusa se volevo darti una mano e non farti perdere tempo
– Ma no mamma. Vabbè, comunque ok, ho capito tutto. Torni nel pomeriggio?
– Ho parecchie cose da fare. Tornerò prima di cena. Se esci fammi sapere per favore.
– Sì, mamma, certo – Rispose con tono parecchio scocciato – Ciao Mamma
– Ah Alberto? Lo sai che in città è arrivato Camillo Balduzzi?
– Chi?
– Camillo Balduzzi. Ma sì dai. Il famoso pianista. Quello cieco. Quello che gira il mondo a bordo di un sottomarino.
Per alcuni secondi Alberto rimase in silenzio stupito e pensieroso.
– Alberto? Ci sei? E’ tutto a posto?
– Sì, mamma. No scusa è che mi sta squillando il cellulare e ti devo lasciare. Ci sentiamo più tardi. Ciao mamma.
– Ciao Alberto
Alberto riattaccò. Aveva trovato una scusa per congedare la madre.
Camillo Balduzzi. Il famoso pianista. Quello cieco. Quello che gira il mondo in sottomarino. Quelle parole risuonavano nella sua testa.
Non conosceva il pianista. Non ricordava di averne mai sentito parlare. Però il sottomarino sì. Il sottomarino lo conosceva. Lo aveva visto la notte prima.
Quando era arrivato in spiaggia quella luce bianca che aveva visto dalla sua finestra era quasi accecante e aveva dovuto abituarsi un po’ prima di distinguere i contorni del sottomarino. Era la prima volta che se ne trovava uno davanti per davvero. L’aria era fresca. Una leggera brezza spirava dal mare. Il silenzio era interrotto solo dal tranquillo muoversi avanti e indietro delle onde. Alberto era sudato. Ma non soltanto dalla corsa. Era agitato. Tremendamente agitato. C’era qualcosa nella visione di quel mezzo che lo turbava. Come se il sottomarino gli ricordasse qualcosa, qualcosa di brutto, ma non riusciva a capire cosa. Perché mai poi aveva dimenticato i fagioli proprio non lo sapeva. In quel momento forse lo avrebbero aiutato a calmarsi, a stare meglio. Come mai un sottomarino si trovava lì? Di chi era? Di certo non poteva essersi materializzato dal nulla nel porto della città. E poi perché era tanto agitato? Che cosa lo spingeva a provare quasi terrore alla vista di un sottomarino? Questi pensieri affollavano la mente di Alberto senza sosta.
Poco dopo aveva deciso di tornare a casa, ma era stata una notte agitata e aveva dormito male.
Prese il suo cellulare e si mise a cercare informazioni su Camillo Balduzzi. Scoprì che era un pianista molto famoso e che la sua fama era dovuta almeno in parte proprio al fatto di essere cieco. Tanto più che pare avesse imparato a suonare il pianoforte proprio dopo la cecità.
Nel pomeriggio uscì a fare un giro e non poté fare a meno di notare i manifesti appesi in città che pubblicizzavano quello che sembrava essere l’evento dell’anno. Il famoso pianista Balduzzi si sarebbe esibito in un concerto proprio la sera prima del suo compleanno. E come luogo per l’esibizione aveva scelto la chiesa vicino al mare, quella che da anni per Alberto era un punto di riferimento. Pur non essendo un grande conoscitore e neanche un grande amante della musica classica Alberto decise di acquistare un biglietto per il concerto. D’altra parte c’era un pensiero fisso che gli ronzava in testa, qualcosa gli sfuggiva in questa situazione ma era convito che quel turbamento alla visione del sottomarino e il fatto che il concerto si tenesse proprio nella chiesa vicino al mare proprio la sera prima del suo ventinovesimo compleanno non fossero coincidenze. Non meno coincidenze del suo lucchetto con la combinazione 029 per l’armadietto 29, ad esempio.
Nei giorni successivi la città era invasa da un grande fervore. I preparativi per il concerto stavano procedendo. Sembrava che tutto gli abitanti della città volessero partecipare. Alberto aveva assistito di persona anche allo spostamento del pianoforte che era stato faticosamente spinto dentro la chiesa.
La sera del concerto era arrivata in fretta. Alberto era arrivato alla chiesa con quasi mezzora di anticipo. Molte persone erano ferme ad aspettare fuori dalla chiesa. Voci e risate riecheggiavano nell’aria. Alberto si sedette al posto che gli era stato assegnato e si mise pazientemente ad aspettare che il concerto cominciasse. Non era facile rimanere tranquillo però. Una certa inquietudine lo pervadeva tutto.
E poi Camillo entrò. Accompagnato da un altro uomo. Si sedette al pianoforte e senza proferire una parola si mise a suonare. Alberto fu subito rapito dalla magia di quella musica. Quelle note così pulite. Quei suoni così dolci e lievi, sempre perfetti. Osservare Camillo mentre suonava era un piacere. Le sue dita scorrevano sulla tastiera leggere, sembravano quasi sospese nell’aria. E poi quelle melodie. Alberto non conosceva quasi nessuno di quei brani, ma erano tutti di una bellezza che lasciava senza parole. Il libretto di sala citava i vari pezzi che Camillo avrebbe eseguito. Il concerto era cominciato con Gnossienne No.1 di Erik Satie e poi era proseguito con una varietà di generi e di autori da Debussy a Bach, Da Chopin a Gershwin.
Alla fine del concerto lo scrosciare degli applausi era davvero fragoroso. Camillo ringraziò e per la prima volta parlò. La sua voce era stanca, ma ferma:
– Vi ringrazio. Vi ringrazio molto. Pochi giorni fa quando sono giunto in prossimità della costa a bordo del mio sottomarino il mio assistente mi ha descritto come sempre quando arrivo in un posto nuovo quello che poteva vedere e la sua descrizione si è soffermata in particolare su questa chiesa vicino al mare. La sua descrizione mi ha talmente colpito che ho deciso che volevo assolutamente tenere un concerto in questo luogo. Non so bene cosa mi abbia colpito così tanto, forse il colore dei mattoni, che tanto mi ricorda quello di un altro luogo caro dove ho passato alcuni momenti felici della mia vita. A proposito del sottomarino dovete per altro sapere che non sono certo un novello capitano Nemo a caccia di avventure e piovre giganti. Amo il mare. Le sue creature. I suoi silenzi. Le sue profondità. I suoi movimenti sono come quelli del destino che ineluttabile continua ad andare avanti ed indietro e ogni tanto ci da qualcosa e poi ce lo porta via. A me il destino ha dato e ha tolto tanto. Mi ha regalato l’amore di una donna che purtroppo oggi non c’è più ma che mi ha insegnato a sentire la vita anche se non posso vederla. Insieme a lei tanti anni fa scrissi un pezzo. E’ da allora che non lo suono e spero che mi scuserete se non sarà perfetto, ma questa sera voglio regalarvelo come finale.
E la musica partì.
Alberto non poteva credere alle sue orecchie. Era la musica che gli aveva suonato il suo amico Michele. Quella scritta nello spartito trovato nel baule di suo nonno. E com’era ancora più soave suonata dalle dita di Camillo. Talmente bella che alcune lacrime scesero a rigare le guance di Alberto. La sua mano andò automaticamente in tasca alla ricerca dei fagioli e quando li sentì a contatto della pelle un calore lo pervase in tutto il corpo.
La musica finì e Camillo lasciò la scena accompagnato da una lunga sequela di applausi e urla di apprezzamento.
Prima ancora di uscire dalla chiesa Alberto aveva un’idea fissa in testa. Doveva a tutti i costi incontrare Camillo.
La torre campanaria della chiesa stava suonando la mezzanotte.
ISPIRATA#1